Gli alberi mi hanno sempre affascinato.

Quando ero piccolo ci salivo spesso per diletto, per spiare la gente nascosto dalle foglie o per… scappare dalla nonna! Ricordo la piacevole sensazione quasi di “onnipotenza” che mi dava il punto di osservazione sopraelevato, unita alla frescura garantita dal riparo dal sole delle cocenti giornate estive.

Mi piaceva anche parecchio disegnare gli alberi. A scuola ero abbastanza bravo in disegno e ricordo che qualche compagno “in difficoltà” si rivolgeva a me per un aiutino quando bisognava disegnare un bosco, un arbusto oppure una sola foglia.

Quando sono diventato più grandicello ho preso la macchina fotografica e così ho iniziato a fotografarli.

Alberi ripresi in controluce, al tramonto, in bianco e nero – raramente a colori. Fotografavo le gemme, i fiori degli alberi da frutto o le foglie. Alberi rinsecchiti che avevano terminato le loro stagioni, finiti all’nterno di un torrente sradicati da un forte vento oppure abbandonati lungo il ciglio di una strada di campagna, immobili come statue lasciati a biancheggiare al sole.

I tre scatti che ho inserito sotto servono soprattutto a me per ricordare: primavera, forse estate, del 1980. Il posto proprio non lo ricordo. Ma poi ha importanza?

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Gli alberi: una passione
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