Negli Stati Uniti la Federal Communications Commission (FCC), cioè l’organo di controllo che si occupa di tutto ciò che ruota attorno al sistema di comunicazioni/telecomunicazioni, recentemente ha effettuato un’analisi sullo stato della banda larga nel Paese:

(…) the 2015 report finds that 55 million Americans – 17 percent of the population – lack access to advanced broadband. Moreover, a significant digital divide remains between urban and rural America: Over half of all rural Americans lack access to 25 Mbps/3 Mbps service.
The divide is still greater on Tribal lands and in U.S. territories, where nearly 2/3 of residents lack access to today’s speeds. And 35 percent of schools across the nation still lack access to fiber networks capable of delivering the advanced broadband required to support today’s digital-learning tools.

In base a ciò, la FCC ha deciso di spostare più in alto l’asticella per quanto riguarda i requisiti minimi in base ai quali una connessione dati si possa definire “a banda larga”: d’ora in poi una connessione potrà essere classificata come “broadband” se la sua velocità in download non sarà inferiore a 25 Mbit/s e quella in upload non sarà inferiore a 3 Mbit/s .
Non faccio paragoni con la situazione italiana perchè è semplicemente sotto gli occhi pietosi di tutti. Di tutti tranne (sembra) che degli organi di controllo nostrani: effettivamente pare proprio che tutte le energie siano consumate per il corretto funzionamento della casella di Posta Elettronica Certificata negli uffici della Pubblica Amministrazione, quindi i problemi “velocistici” non sono ancora stati presi in dovuta considerazione…

La “banda larga degli americani”
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