Strage di Parigi, tutti si indignano. Persino il doodle di Google è listato a lutto. Dice bene il giornalista di Wired, Fabio Chiusi: « (…) Se ciascuna delle persone che ha manifestato in queste ore così vivo interesse per la libertà di espressione e di satira lo avesse fatto nei 364 rimanenti giorni dell’anno, probabilmente oggi non saremmo costretti a fronteggiare una vera e propria emergenza democratica, cui nessuna conversazione in rete, nessuna campagna di solidarietà via hashtag e nessuna condivisione delle vignette di Charlie Hebdo potrà mai sopperire».

L’indignazione a singhiozzo, il cordoglio a comando, come pure la commiserazione per una qualche tragedia in qualche parte del globo terraqueo, lasciano il tempo che trovano, cioè tempo sprecato. Non è un gioco: l’impegno civile richiede tutt’altre energie, sia che il problema da affrontare riguardi la nobile libertà d’espressione, così come per ogni massacro, per ogni diritto negato, per ogni tipo di sopruso che subisce/potrebbe subire una persona o un popolo intero.

Dei poveracci in genere non ci si ricorda mai, tranne forse quando i poveri cristi che schiattano sono centinaia, se non addirittura migliaia. Fa invece molto più figo indignarsi quando TUTTI si indignano: tanto, che costa? Il can can mediatico di questi giorni per me assomiglia pìù ad una rivendicazione in nome dello stile di vita “moderno”, cioè vivere cercando di fare quello che si vuole, soprattutto gli affaracci propri, tenendo alla larga da sé i gravi problemi che ci circondano. Problemi che, guarda caso, riguardano in larga parte le persone che vivono ai margini della nostra sciccosa società. E poi è risaputo: domani è un’altro giorno (ecc. ecc. –  evvai con l’oblio…).

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Aggiornamento del 09/01/2015:

Manco a farlo apposta, ieri in Nigeria c’e’ stata un’orrenda strage ad opera del gruppo terrorista Boko Haram. Si parla di centinaia di morti, alcuni dicono addirittura duemila (2000!!). Cosa riportano i mezzi di informazione? Un trafilettino qua, una notiziola in fondo al telegiornale là, quasi con fastidio. La disperazione quotidiana non fa notizia, anzi, continua a non fare notizia. E ci si ostina a non spegnere i focolai del terrore là dove vengono generati ed alimentati: tra i disperati.

L’indignazione a singhiozzo
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