Il sig. Giuliano Amato recentemente è ritornato a parlare, ad amareggiarsi e a… pontificare. Lo ha fatto in una lunga intervista rilasciata al Corriere della Sera qualche giorno fa. Tra le perle raccolte dal giornalista Aldo Cazzullo ne cito alcune:

  • «(…) l’amarezza è anche stata nel constatare quanto questo vento pesante abbia impaurito, in nome del consenso, anche coloro che avrebbero dovuto reagire e dire: “Ciò è inammissibile”. Purtroppo su questo pesa anche l’attuale condizione di un ceto politico le cui letture non vanno molto oltre Twitter»
  • «Quando un quarantenne non ha un lavoro stabile, e forse non ha ancora un lavoro, allora ne viene fuori un bisogno di eguaglianza nel pauperismo: se a tanti di noi non è consentito salire la scala sociale, allora l’uguaglianza va realizzata sul gradino più basso. Ma questa è la rinuncia di una società a crescere»
  • «Io continuo a pensare che ci debba essere uno sventagliamento non inquinato da nepotismi, familismi o massonerie, e però tale da consentire al figlio del tassista che si sacrifica per far studiare il figlio di guadagnare più di suo padre, e di non essere trattato come un reprobo se riesce a farlo»
  • «Siccome sono abituato a vedere le cose in termini che vanno al di là di me, mi rendo conto che se non viene ricostruita la prospettiva di un futuro sarà giocoforza che questa torva eguaglianza, che si deve consumare con gli occhi bassi su questo presente senza prospettive, sarà vincente. Una democrazia vive se apre prospettive, non se le nega»
  • «Rischiamo di avvitarci in questa forma di purificazione attraverso lo zainetto sulle spalle, appagandoci di portare davvero la cuoca di Lenin in Parlamento: citazione troppo dotta per i tempi che corrono. Mettiamola così: siamo passati dal governo dei professori al Parlamento dei fuoricorso; troppa grazia»

Qui mi fermo. Il sig. Amato trascura il fatto che, se l’Italia oggi è in una pessima situazione, lo si deve soprattutto a gente come lui e come tutti quelli della sua generazione politica, la quale ha comandato gli anni appena trascorsi e ha fatto il bello ed il cattivo tempo, soprattutto quest’ultimo. L’attuale generazione di politici “addestrati su Twitter” si potrà giudicare tra un po’ di anni, non adesso: così è sempre stato in materia di storia.
In ogni caso, a mio modesto giudizio, se ogni parola proferita, anzi, “distillata” dal sig. Amato fosse stata tradotta in cibo per gli italiani, allora penso che con i soli avanzi avremmo sistemato pure il problema della fame nel mondo.

Il cervellone
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