Cade il governo Monti e con esso precipita nel dimenticatoio la cosiddetta “Agenda digitale italiana”, di cui tanto si è discusso nei mesi passati. Questa agenda poteva essere lo spunto per il rilancio del Paese, invece…
Parole amare versa oggi Massimo Mantellini in un articolo su Punto Informatico, per l’ennesima occasione mancata:

(…) poteva il governo tecnico salvare il paese sull’orlo del baratro utilizzando Internet e la tecnologia come una delle leve fondamentali per rimettere in sesto conti, priorità e prospettive? No, non poteva, per una banale questione ideologica: Mario Monti non era uomo in grado di ragionare in questi termini. Le sue idee erano e restano le solite idee vecchie e solide degli economisti fatti e finiti. I mercati, il debito, lo spread, la tassazione ecc. Niente di sbagliato, tutto molto vecchio. (…) Ne consegue che il decreto Digitalia che contiene molti provvedimenti essenziali per lo sviluppo del Paese (uno su tutti l’annullamento del digital divide geografico entro il 2013) e che a parole era urgentissimo già un anno fa, verrà abbandonato al suo triste destino.

Quindi?

Intanto rimaniamo in balìa della crisi senza manco più un governo “fantoccio” (anzi, di Fantozzi ne abbiamo fin troppi in giro e nei posti sbagliati). E se il Presidente Napolitano ieri si dichiarava preoccupato “per come potessero reagire i mercati” alla notizia della caduta del governo da lui fortemente voluto, eccolo accontentato: le borse sono quasi tutte in rosso, con quella di Milano in picchiata. Parentesi: ma il Presidente della Repubblica è preoccupato solamente per l’andamento economico/finanziario del Paese? Ma agli italiani non pensa proprio nessuno?

Poi, in perfetto stile nostrano, tutti sono ben consci che “domani è un altro giorno, si vedrà”. Gli italiani sono abituati da tempo a questo genere di colossal in stile “Via col vento”, ma il resto del mondo secondo me è ormai arcistufo.
Buio pesto.

 

Agenda digitale italiana #2
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