Ogni tanto si parla di innovazione e quindi, regolarmente, spunta all’orizzonte la cosiddetta “agenda digitale”. Esiste l’agenda digitale europea e, come logica conseguenza, dovrebbe esistere una versione italiana: il condizionale esprime lo stato di sofferenza di quest’ultima.

Partiamo dall’Europa. Cito dalla pagina web dedicata all’agenda digitale europea: «L’agenda digitale presentata dalla Commissione europea è una delle sette iniziative faro della strategia Europa 2020, che fissa obiettivi per la crescita nell’Unione europea (UE) da raggiungere entro il 2020. Questa agenda digitale propone di sfruttare al meglio il potenziale delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione (TIC) per favorire l’innovazione, la crescita economica e il progresso» il cui scopo è «sviluppare un mercato unico digitale per condurre l’Europa verso una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva» .

Quali sono gli ostacoli alla sua realizzazione? La stessa pagina web ci viene in aiuto:

  • la frammentazione dei mercati digitali;
  • la mancanza di interoperabilità;
  • l’aumento della criminalità informatica e il rischio di un calo della fiducia nelle reti;
  • la mancanza di investimenti nelle reti;
  • l’impegno insufficiente nella ricerca e nell’innovazione;
  • la mancanza di alfabetizzazione digitale e di competenze informatiche;
  • le opportunità mancate nella risposta ai problemi della società.

Quasi scontate le misure da adottare per superare gli ostacoli sopra:

  • Realizzare il mercato digitale unico
  • Aumentare l’interoperabilità e gli standard
  • Consolidare la fiducia e la sicurezza on line
  • Promuovere un accesso ad Internet veloce e superveloce per tutti
  • Investire nella ricerca e nell’innovazione
  • Migliorare l’alfabetizzazione, le competenze e l’inclusione nel mondo digitale
  • Vantaggi per la società grazie a un utilizzo intelligente della tecnologia

Adesso passiamo all’Italia…
(   ) => “vuoto spinto”

Massimo Mantellini si arrabbia e parla della “cabina di regia”, creata ad hoc per cercare di avviare anche nel nostro Paese l’adozione dell’agenda digitale, come del tipico espediente italiano per parlare di tutto e non risolvere nulla: «La cabina di regia è del resto un tipico esempio di comitatologia, arte nella quale il nostro paese eccelle da sempre. Esiste un tema complesso, spinoso, urgentissimo? Si crea una commissione, si consultano esperti, si attivano consulenze, si chiede l’aiuto dei cittadini sul Web e poi, dentro le inevitabili complessità che un simile sparpagliamento crea, si rimanda tutto a tempi migliori» .
E come dargli torto? E’ vero che per il governo ci sono priorità maggiori da affrontare (il lavoro in primis), ma vorrei far notare che da sempre si parla di “innovazione” come della miglior soluzione per uscire da questa maledetta crisi. E anche in Europa se ne sono accorti (vedi i punti sopra esposti): «La crisi finanziaria del 2008 ha messo in luce alcune carenze strutturali dell’economia europea. La strategia «Europa 2020», avviata dalla Commissione europea nel 2010, rappresenta parte della risposta a questa crisi. Essa fissa obiettivi in materia di occupazione, produttività e coesione sociale. L’agenda digitale europea s’inscrive nella strategia Europa 2020 ed è una delle sue sette iniziative faro».
Più chiaro di così…

Prossimo giro di valzer, pardon, appuntamento, dopo rinvii su rinvii, per discutere dell’agenda digitale italiana: 14 settembre 2012 (meglio precisare l’anno). Vuoi vedere che per quella data “rischieremo” di avere davvero la nostra adenda digitale?

 

 

Agenda digitale italiana
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