Inizio ad essere stanco di leggere/scrivere sempre le stesse cose. Almeno cambiasse qualcosa, invece, più passa il tempo e più tutto sembra uguale a prima. Immobile persino nell’immobilismo.

E così mi tocca prender nota anche di ciò che Corrado Stajano ha scritto nell’articolo apparso sul Corriere della Sera del 5 luglio 2012: «Partiti malati, sono i padri dell’antipolitica. Non capiscono la società (o fanno finta?)». Qui di seguito riporto uno stralcio:

Sembra quasi che l’antipolitica sia una novità. Spunta sempre fuori, invece, nei momenti di crisi, di transizione, di difficoltà economica e sociale, quando la politica non rispetta i suoi compiti e i suoi doveri. Sono i partiti ammalati i padri fondatori dell’antipolitica. Chiusi nei loro castelli hanno fatto saltare i ponti levatoi e non capiscono più, o fingono di non capire, il formicaio della società delusa che brulica tutt’intorno.
I sondaggi non sono la Bibbia, ma la classe dirigente politica non si preoccupa per il numero crescente di persone che non vogliono più saperne, fedeli elettori di un tempo non lontano, diventati ora astensionisti in pectore? I dirigenti politici del centrosinistra, i meno toccati dalla diaspora, nelle interviste che purtroppo concedono, si domandano sorpresi: dove nasce e perché questo distacco tra politica e società? Che cosa c’è sotto, un complotto? Gli altri, i berlusconiani e i leghisti, responsabili dello sfascio, frutto del loro quindicennio governante, da basso impero, sperano sempre, come nei film western, nell’arrivo dei nostri, ma consciamente o inconsciamente conoscono le ragioni del tracollo e si agitano come anguille nervose.
Basterebbe la vicenda della legge elettorale. La «strana» maggioranza del governo Monti, nonostante prometta da più di un semestre di cancellarla senza riuscirci mai, fa capire a tutti quanti le ragioni del rifiuto-disincanto-disprezzo dei cittadini con un po’ di sale in zucca nei confronti del modo di far politica oggi.

Pongo l’accento su alcuni termini usati: sorpresa, distacco, complotto (questo non manca mai nella storia italiana), speranza, promesse. Bla, bla, bla…
Il giornalista termina con la frase: «Ne abbiamo viste tante. Ma non bisogna scoraggiarsi (…) da quel magma informe sostanzialmente antidemocratico dell’antipolitica che nasce dalla Rete, possono saltar fuori energie positive utili in un momento di crisi profonda come questo che stiamo vivendo».
Io scoraggiato? Io sono STANCO.

Partiti, malati cronici
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